Sullo stile

Sullo stile.. Mi è caro un aneddoto di J.R.R.Tolkien.
Se non ricordo male era sui draghi verdi e i verdi draghi (l’aneddoto era ovviamente invertito perchè in inglese).
Il Maestro disse qualcosa del genere: “ma chi lo dice che l’aggettivo è meglio metterlo dall’altra parte?”

A me, come Tolkien, piace spessissimo il contrario antimoderno, cioè, in italiano, davanti. Mi importa poco se sembra vecchio, antico. Me ne infischio di “cosa vuole il mercato”, “di avere una scrittura moderna” (moderna?), o peggio, “di assecondare il lettore”.
E me ne strabatto i sacri, rosei gingilli se il lettore non è cerebralmente attrezzato per digerire invèrsi o sostantivi che affondano nella letteratura di uno o due secoli fa, o paragrafi più lunghi di una riga e mezza. Non è obbligatorio leggere un mio scritto o guardare una mia illustrazione, nè è richiesto che piaccia, ANZI, se disturbo sono più contento.
Quindi scrivo così, antico, vecchio, romantico, ammuffito, barocco, e disegno così, nero, criptico, con riferimenti liberty e preraffaelliti, che piaccia o no, piace a me.

da “Di Undici Foglie”
parte II – cap. NUMPHĒDÔRON

[…] La driade, esile e bella come un sensuale groviglio di glicine in fiore, sembrava l’incarnato di una delle delicate e inquietanti fate di Rackham, così come le aveva viste mille volte nei libri di fiabe che sua nonna usava leggergli da piccina. […]

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